La generazione flessibile

I diritti sindacali e le tutele sul lavoro sono principi fondamentali. La storia ci insegna quanto sia stato importante il movimento sindacale per il nostro Paese e per tutto il mondo. Oggi però ci ritroviamo dinanzi a uno scenario piuttosto insolito. In questo periodo purtroppo in Italia i diritti sindacali e il tanto discusso Articolo 18 sembrano rappresentare più un freno che uno slancio per l’economia italiana. Le ricerche svolte da “Fondazione Impresa” sulle assunzioni di giovani nel 2011 hanno rivelato che il 60% dei giovani under 35 è stato assunto nel 2011 dalle piccole...

Start me up!

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Si è svolta il 30 e 31 marzo a Cortina la 25° edizione del Meeting dei Giovani Imprenditori di Confindustria del Nord-Est. L’incontro è stato organizzato da Giovani Imprenditori (G.I.) delle regioni del Veneto, Emilia Romagna, Trentino Alto Adige e Friuli Venezia Giulia. Quest’anno il meeting era di particolare importanza a causa del periodo di crisi economica che il nostro Paese sta attraversando. Un argomento che attualmente occupa le testate dei nostri giornali e che anche il governo in carica cerca di fronteggiare al meglio è proprio quello sulla situazione dei giovani in Italia. Il...

Rapporto in crisi: giovani e auto

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Cambiano le generazioni, cambiano le mode, cambiano le abitudini. E lo sanno bene le aziende che vogliono mantenere buoni risultati nelle vendite, come la General Motors che in America ha iniziato una particolare collaborazione: quella con Mtv. Dai recenti studi emerge infatti che negli Stati Uniti i giovani dimostrino sempre meno interesse per le macchine, preferendo a queste una connessione a internet, addirittura il 46%. Nel 2008 solo il 46,3 % dei ragazzi in età da patente l’ha presa, mentre dieci anni prima era il 64,4%. Ecco che allora GM si affida a tecniche di...

“Giovani ad alta definizione”

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È prevista il 10 marzo a Roma una conferenza dal titolo “Giovani ad alta risoluzione”. L’evento è stato organizzato dalle associazioni “20 maggio Flessibilità sicura” e “Lavoro & Welfare Giovani” insieme ai Giovani Democratici e vedrà coinvolte 30 associazioni giovanili e di precari che formuleranno delle proposte per il mercato del lavoro cercando delle soluzioni concrete per migliorare la situazione lavorativa precaria tra i giovani.

Alcune delle proposte sono le seguenti: ridurre i contratti a tempo determinato e superare alcune forme di contratti precari, creare contratti di lavoro non più autonomo per le attività manuali ed esecutive e tutelare maggiormente le donne in caso di maternità. L’evento avrà luogo allo Spazio Informale al Circo Massimo a Roma. Le 30 associazioni coinvolte rappresentano circa 120.000 giovani e precari italiani. L’obiettivo è quello di formulare proposte concrete che verranno poi presentate al governo Monti.

Le associazioni in questione finora non sono state consultate e non considerate come interlocutori dall’attuale governo. Ecco come mai è nata quest’iniziativa, che vuole esporre delle proposte concrete per migliore la situazione lavorativa dei giovani in Italia. Il Presidente del Consiglio Mario Monti ha recentemente dichiarato che la riforma del lavoro sarà pronta entro fine marzo. Il lavoro e i giovani precari sono tra i problemi più spinosi da risolvere per il governo tecnico, che cerca di risollevare il paese dalla crisi economica e finanziaria. Per ora le risposte dell’attuale governo al problema della situazione lavorativa giovanile vengono definite dalle associazioni giovanili inefficaci e non esaustive. Per questo motivo hanno deciso di riunirsi ad una tavola rotonda, portando a conoscenza i dati sulla quantità e condizioni sociali dei lavoratori, elaborati da un comitato scientifico. Questi dati faranno da supporto alle proposte, che verranno in seguito presentate al governo Monti e che riguardano anche l’Articolo 18.

Teenager e consumo di alcol

Le statistiche sui giovanissimi e sulle loro abitudini riempiono pagine di quotidiani e riviste, riportando l’attenzione sui pericoli che incorrono e sulle loro insoddisfazioni. Tipico dell’età giovanile è logicamente la voglia di sperimentare, legata spesso a una valutazione dei rischi più bassa rispetto a quella degli adulti. Non cambiano neanche le dinamiche che s’innescano tra gruppi di adolescenti o pre-adolescenti.

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Secondo uno studio condotto dall’Osservatorio epidemiologico sulle dipendenze patologiche dell’Ausl di Bologna e condotto nelle scuole della provincia, il quadro che emerge tende a sottolineare una minore propensione dei giovanissimi alle droghe e un triste aumento del consumo di alcol. 869 sono stati i giovani intervistati e di questi il 97% ha ammesso di essere stato in posti dove si consuma alcol, il 44% in ambienti dove si assumono droghe. A tredici anni solo l’1% ha già provato delle sostanze stupefacenti, a sedici la percentuale sale vertiginosamente al 34%.

Tredici anni è anche la media per il primo drink e tra gli intervistati, ragazzini tra i tredici e i sedici anni, un terzo ammette di essere molto legato all’alcol, l’8% ritiene necessario moderarsi e la stessa percentuale riguarda anche chi ha bevuto alcolici negli ultimi 30 giorni. È emerso anche che il 6% dei tredicenni abbia già consumato alcol, il 22% dei quattordicenni, il 36% dei quindicenni e la metà dei sedicenni. I dati raccolti tra l’altro non sono neanche i più allarmanti, dal momento che le medie nazionali ed europee raccontano un quadro decisamente più preoccupante.

Fatto sta che anche questa rilevazione segue la tendenza riscontrata anche altrove e che richiede quindi politiche di ascolto e d’impegno da parte delle amministrazioni locali per un supporto e un controllo maggiore.

Societá & politica

Giovani in politica? In Italia sembra essere quasi un tabù. Tutti i sondaggi confermano che la fiducia nei partiti non ha finora ancora mai raggiunto un punto così basso come oggi. Cosa rende l’ingresso dei giovani in politica così difficile?
I politici italiani sono molto legati alla loro poltrona e non la vogliono perdere. L’unico obiettivo della casta dei politici sembra a volte quello di voler continuare a occupare le istituzioni, nonostante ci sia una grande insoddisfazione da parte dei cittadini. La politica e la società sembrano essere due entità chiuse che non dialogano tra loro e il divario cresce sempre di più. Il sistema perde credibilità di giorno in giorno, ma quando arriverà la svolta?

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Fausto Raciti dei Giovani Democratici, la giovanile del PD, uno dei pochi che è riuscito ad entrare in politica senza raccomandazioni e senza il metodo di cooptazione, spiega quali sono i problemi. Lui ha 27 anni, ha iniziato come militante a Acireale ed è poi diventato il segretario del suo circolo lavorando a stretto contatto con gli studenti.

Poi si é trasferito a Roma ed ha organizzato il movimento studentesco a livello nazionale ed è stato eletto a all’età di 22 anni segretario nazionale della Sinistra Giovanile. Sulla situazione dell’ingresso dei giovani in politica spiega che è difficile farsi strada da soli. Il metodo di cooptazione per la scelta dei nuovi membri di un organo da parte dell’organo stesso è un fenomeno molto diffuso in Italia. La legge elettorale vigente purtroppo non aiuta ad abbandonare questo metodo non democratico. Per consentire a tutti di fare politica basterebbe applicare l’articolo 49 della Costituzione Italiana. Volgendo lo sguardo non solo alla politica, ma a tutto lo stato attuale del nostro Paese, basterebbe applicare più meritocrazia per rendere l’Italia un paese più democratico e per dare ai giovani più spazio.

Lavoro- il mancato diritto

I dati sull’occupazione giovanile in Italia sono sempre più allarmanti. Ecco perché ora tutti gli occhi sono puntati sulla riforma del lavoro del Ministro Elsa Fornero.

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Secondo gli ultimi dati Istat l’occupazione giovanile (18 e 29 anni) continua a diminuire drasticamente. Nei primi tre mesi del 2011 l’occupazione ha subito una flessione del 2,5% che equivalgono a 80.000 posti di lavoro. Il tasso di disoccupazione è sceso nel primo trimestre del 2011 del 20,5%, mentre nel terzo trimestre del 18,6%. Considerando la fascia d’età tra i 15 e i 24 anni la disoccupazione sale purtroppo addirittura al 31%, il più alto tasso dopo la Spagna a livello europeo.

Il Presidente dell’Istat, Enrico Giovannini, spiega che, nonostante ci sia stata una diffusione del lavoro parziale e quindi una crescita dell’occupazione femminile, l’Italia ha ancora tassi di impiego part time notevolmente sotto la media europea.
Leggendo questi dati non si direbbe che l’Italia sia una Repubblica fondata sul lavoro. L’introduzione della nuova riforma del lavoro, prevista a breve in Italia, dovrebbe ridare ai giovani quel diritto che oramai sembra si stia perdendo. Il lavoro è infatti un principio fondamentale e addirittura fondante (art. 1) della Costituzione della Repubblica Italiana.
Il Ministro del Lavoro Elsa Fornero ha promesso, dopo gli ultimi dati Eurostat sui bassi stipendi italiani rispetto alla media europea, una riforma che riporta i capitali in Italia. L’ultima ricerca svolta da Eurostat ha evidenziato che le retribuzioni italiane sono la metà di quelle in vigore in Olanda ed in Germania. È quindi evidente che nel Belpaese sia necessaria una riforma del lavoro che aumenti l’occupazione giovanile e i salari. Il Ministro del Lavoro vuole puntare soprattutto sulla flessibilità e spiega che non si tratta solo di un criterio richiesto dall’Europa, ma è una necessitá fondamentale  nell’interesse dei giovani.

Il master sulla mobilità sostenibile

Inizia in questi giorni la sesta edizione del “Master sull’automobile” a Roma. Il master, promosso dal centro studi Fleet & Mobility e da un pool di aziende leader, offre un’opportunità di formazione per 15 giovani specialisti del settore automobilistico. Il percorso formativo dura 8 mesi, suddiviso in 4 mesi di lezioni, 3 di stage e 1 dedicato alla ricerca. Il master darà una reale opportunità ai giovani con questo tipo di formazione di entrare nel mondo del lavoro. Infatti i dati riguardanti le precedenti edizioni confermano che il 100% degli studenti hanno trovato subito un’occupazione.

I principali sbocchi lavorativi sono nel settore marketing, re-marketing (quindi dei veicoli usati) e commerciale all’interno di società che si occupano del noleggio di autovetture e dell’automotive. La formazione in aula si dedica soprattutto alle materie dell’impresa, quindi analisi e statistiche di mercato, relazioni interne e marketing, e poi agli aspetti specifici del settore, ovvero assicurazioni, mobilità, energia e petrolio ecc. Quest’anno il master sarà caratterizzato da una grande novità: la mobilità sostenibile. Questa materia darà agli allievi l’opportunità di approfondire le soluzioni possibili per ridurre le emissioni e i consumi delle autovetture, quindi veicoli elettrici e ibridi, mobilità urbana, car sharing, parcheggi e mobilità multi-modale e infine anche le innovazioni tecnologiche dell’auto elettrica, che nel 2012 ha vissuto un boom sul mercato automobilistico internazionale.

© Eduard Härkönen

© Eduard Härkönen

Con l’arrivo della mobilità sostenibile si sono aperti nuovi orizzonti e sono stati introdotti nuovi posti di lavoro in un mercato sempre più competitivo. Per questo motivo è importante la formazione di giovani specializzati in automobili e nella mobilità sostenibile.

Il direttore di Fleet&Mobility, Pierluigi del Viscovo, ha evidenziato la necessità di formazione di nuove risorse qualificate. Inoltre ha dichiarato di ricevere numerose proposte di stage da parte di aziende. Questo confermerebbe il forte interesse delle persone che operano nel settore automobilistico verso giovani preparati.

Lavoratori malati

Le assenze sul lavoro per cause di salute comportano spesso una ricaduta negativa sulla produttività dell’azienda. Malumori da parte dei colleghi, minore attenzione nei confronti dei clienti, perdita di tempo e di energie per la sostituzione dell’impiegato malato.

© Sergiogen - Fotolia

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L’Erasmus School of Economics di Rotterdam ha analizzato i dati di 15 paesi europei nell’arco di tempo che va dal 1992 al 2001, rispetto proprio le assenze dal lavoro per cause di malattia. Il quadro che emerge è molto variegato e si presta di fatto a molteplici interpretazioni. Così come variegati sono i fattori presi in esame per restituire un quadro d’insieme esaustivo. Generalmente sembrano essere le donne e i giovani le categorie che più frequentemente si assentano dal lavoro perché malati, anche chi ha un livello d’istruzione più basso si assenterà maggiormente.

Molto importante in questa rilevazione è la percezione soggettiva del proprio stato di salute; ecco perché chi dichiara di godere di una buona salute si ammalerà l’8,5% in meno di chi si lamenta per il proprio stato psico-fisico. Chi vive in famiglie numerose, con sei membri, si assenterà più spesso così come coloro che vivono in coppia, rispetto i single o alle famiglie con soli tre membri. Presi i Paesi singolarmente si percepiscono differenze sostanziali, spesso contraddittorie tra di loro. La Danimarca ha il tasso di assenteismo per malattia più basso in Europa, anche se sembrano proprio coloro che vantano un’istruzione superiore ad ammalarsi più frequentemente.

Questo trend lo si riscontra anche nei Paesi quali l’Olanda, il Belgio e la Finlandia dove un lavoratore soddisfatto si assenterà di meno che uno insoddisfatto. Tendenza assolutamente contraria in Italia invece che vede proprio coloro che si dichiarano felici del loro lavoro ammalarsi più spesso.

Laurea e Impiego

La chiave del successo lavorativo dipende in parte anche dalla scelta consapevole dell’indirizzo di studio più consono alle proprie inclinazioni. Fattore decisivo risulta essere però anche lo sbocco in termini occupazionali e il guadagno percepito a distanza dal conseguimento della laurea.

© Antonio Gravante - Fotolia

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In questo senso Almalaurea s’impegna da tempo a fornire un quadro quanto più esaustivo rispetto la situazione dei singoli atenei italiani, con relativi dati percentuali sulla sorte dei loro ex studenti. Il prossimo otto marzo alla Sapienza sarà presentato il nuovo report sulla situazione universitaria italiana, che andrà a confermare o smentire le tendenze degli anni passati.

In linea di massima infatti il tasso di disoccupazione più alto spetta alla facoltà di Lingue con percentuali che vanno dal 15,8 al 16,7%. Anche Conservazione dei Beni culturali sembra offrire pochi sbocchi reali nell’economia odierna con un tasso di disoccupazione che arriva al 15,2%, seguita da Lettere e Filosofia con il 14,9%. I medici trovano il posto di lavoro con maggiore facilità tra tutti i laureati italiani con un tasso di disoccupazione molto basso, il 2%. Segue la Scuola superiore d’interpreti con il 2,5%, Farmacia con il 2,7%, Ingegneria con il 2,9% e Architettura con il 4,8%.

La classifica sembra trovare conferma anche in quelli che sono gli stipendi dei laureati nelle diverse discipline; i medici guadagnano dopo cinque anni dalla laurea sopra i 2000 euro, gli ingegneri sopra i 16000 euro, i farmacisti sopra i 1400 euro. Per i fortunati che hanno conseguito la laurea in Lingue e che hanno trovato lavoro, principalmente nel settore dell’istruzione o del commercio, lo stipendio sarà sopra i 1500 euro.

Sono dati che fotografano il collocamento dei laureati nel mercato del lavoro italiano che, nonostante i venti di crisi, lascia intravedere una ripresa delle assunzioni nel settore della finanza e dell’industria.