Verso l’Europa

Parliamo di crisi, parliamo di disoccupazione, parliamo di giovani. Leggere i quotidiani è quanto mai demotivante per un giovane laureato in cerca di occupazione, sembra che dal 1999 la disoccupazione abbia toccato record storici e i più svantaggiati, oltre alle donne, sono proprio i giovani. Categoria difficile da inquadrare nella moltitudine generazionale e culturale che li rappresenta, vanno dai ragazzi laureati che nonostante il foglio di carta non sanno esprimersi neanche in un italiano grammaticalmente corretto, a quelli che invece di capacità e di impegno ne hanno da vendere.

©panthermedia.net/SV Luma

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E tra questi tanti decidono di andare all’estero, attratti da possibilità migliori, seppur consapevoli delle difficoltà oggettive che li aspettano. Il centro studi del Forum nazionale dei Giovani in collaborazione con il Cnel (Consiglio nazionale economia e lavoro) ha reso noti i dati relativi alla mobilità lavorativa all’interno dell’Europa. Dal 1997 al 2010 si sono trasferiti all’estero oltre diecimila professionisti italiani, principalmente nel Regno Unito, poi in Svizzera e in Germania. Tra le categorie professionali che in misura maggiore si sono spostati dall’Italia troviamo i medici, seguiti dagli insegnanti e da avvocati e architetti. Un profilo di formazione medio-alto quello che contraddistingue il giovane che decide di trasferirsi all’estero, in controtendenza rispetto alla migrazione di forza lavoro verso l’Italia che è caratterizzata maggiormente da scarsa specializzazione. Probabilmente il motivo é da ricercarsi anche nel fatto che in Italia accedere agli ordini professionali è molto più difficoltoso rispetto ad altri Paesi, in un sistema che colloca l’Italia agli ultimi posti insieme a Slovenia, Turchia e Lussemburgo. Tra le categorie professionali che più facilmente si inseriscono in realtà lavorative estere troviamo i medici e gli architetti, mentre per chi è specializzato in professioni legali l’accesso risulta essere più complicato.

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