Le assenze sul lavoro per cause di salute comportano spesso una ricaduta negativa sulla produttività dell’azienda. Malumori da parte dei colleghi, minore attenzione nei confronti dei clienti, perdita di tempo e di energie per la sostituzione dell’impiegato malato.

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L’Erasmus School of Economics di Rotterdam ha analizzato i dati di 15 paesi europei nell’arco di tempo che va dal 1992 al 2001, rispetto proprio le assenze dal lavoro per cause di malattia. Il quadro che emerge è molto variegato e si presta di fatto a molteplici interpretazioni. Così come variegati sono i fattori presi in esame per restituire un quadro d’insieme esaustivo. Generalmente sembrano essere le donne e i giovani le categorie che più frequentemente si assentano dal lavoro perché malati, anche chi ha un livello d’istruzione più basso si assenterà maggiormente.
Molto importante in questa rilevazione è la percezione soggettiva del proprio stato di salute; ecco perché chi dichiara di godere di una buona salute si ammalerà l’8,5% in meno di chi si lamenta per il proprio stato psico-fisico. Chi vive in famiglie numerose, con sei membri, si assenterà più spesso così come coloro che vivono in coppia, rispetto i single o alle famiglie con soli tre membri. Presi i Paesi singolarmente si percepiscono differenze sostanziali, spesso contraddittorie tra di loro. La Danimarca ha il tasso di assenteismo per malattia più basso in Europa, anche se sembrano proprio coloro che vantano un’istruzione superiore ad ammalarsi più frequentemente.
Questo trend lo si riscontra anche nei Paesi quali l’Olanda, il Belgio e la Finlandia dove un lavoratore soddisfatto si assenterà di meno che uno insoddisfatto. Tendenza assolutamente contraria in Italia invece che vede proprio coloro che si dichiarano felici del loro lavoro ammalarsi più spesso.
