Giovani in politica? In Italia sembra essere quasi un tabù. Tutti i sondaggi confermano che la fiducia nei partiti non ha finora ancora mai raggiunto un punto così basso come oggi. Cosa rende l’ingresso dei giovani in politica così difficile?
I politici italiani sono molto legati alla loro poltrona e non la vogliono perdere. L’unico obiettivo della casta dei politici sembra a volte quello di voler continuare a occupare le istituzioni, nonostante ci sia una grande insoddisfazione da parte dei cittadini. La politica e la società sembrano essere due entità chiuse che non dialogano tra loro e il divario cresce sempre di più. Il sistema perde credibilità di giorno in giorno, ma quando arriverà la svolta?

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Fausto Raciti dei Giovani Democratici, la giovanile del PD, uno dei pochi che è riuscito ad entrare in politica senza raccomandazioni e senza il metodo di cooptazione, spiega quali sono i problemi. Lui ha 27 anni, ha iniziato come militante a Acireale ed è poi diventato il segretario del suo circolo lavorando a stretto contatto con gli studenti.
Poi si é trasferito a Roma ed ha organizzato il movimento studentesco a livello nazionale ed è stato eletto a all’età di 22 anni segretario nazionale della Sinistra Giovanile. Sulla situazione dell’ingresso dei giovani in politica spiega che è difficile farsi strada da soli. Il metodo di cooptazione per la scelta dei nuovi membri di un organo da parte dell’organo stesso è un fenomeno molto diffuso in Italia. La legge elettorale vigente purtroppo non aiuta ad abbandonare questo metodo non democratico. Per consentire a tutti di fare politica basterebbe applicare l’articolo 49 della Costituzione Italiana. Volgendo lo sguardo non solo alla politica, ma a tutto lo stato attuale del nostro Paese, basterebbe applicare più meritocrazia per rendere l’Italia un paese più democratico e per dare ai giovani più spazio.
