
I dati sulla disoccupazione giovanile sono molto preoccupanti. Ma c’é un settore nettamente in crescita in cui sono richieste figure professionali. Stiamo parlando dei cosiddetti “green jobs”. Giovani esperti nel campo della sostenibilità infatti entrano più facilmente nel mondo del lavoro e hanno in media contratti più duraturi e stabili. Questo è quanto emerso da una ricerca di Unioncamere dal titolo “GreenItaly”. I risultati dell’indagine curata da Symbola e da Unioncamere sono stati presentati nel corso della 21° edizione di JOB&Orienta. Il rapporto ha dimostrato inoltre come tra il 2008 e il 2011 siano aumentati...

I diritti sindacali e le tutele sul lavoro sono principi fondamentali. La storia ci insegna quanto sia stato importante il movimento sindacale per il nostro Paese e per tutto il mondo. Oggi però ci ritroviamo dinanzi a uno scenario piuttosto insolito. In questo periodo purtroppo in Italia i diritti sindacali e il tanto discusso Articolo 18 sembrano rappresentare più un freno che uno slancio per l’economia italiana. Le ricerche svolte da “Fondazione Impresa” sulle assunzioni di giovani nel 2011 hanno rivelato che il 60% dei giovani under 35 è stato assunto nel 2011 dalle piccole...
I dati sull’occupazione giovanile in Italia sono sempre più allarmanti. Ecco perché ora tutti gli occhi sono puntati sulla riforma del lavoro del Ministro Elsa Fornero.

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Secondo gli ultimi dati Istat l’occupazione giovanile (18 e 29 anni) continua a diminuire drasticamente. Nei primi tre mesi del 2011 l’occupazione ha subito una flessione del 2,5% che equivalgono a 80.000 posti di lavoro. Il tasso di disoccupazione è sceso nel primo trimestre del 2011 del 20,5%, mentre nel terzo trimestre del 18,6%. Considerando la fascia d’età tra i 15 e i 24 anni la disoccupazione sale purtroppo addirittura al 31%, il più alto tasso dopo la Spagna a livello europeo.
Il Presidente dell’Istat, Enrico Giovannini, spiega che, nonostante ci sia stata una diffusione del lavoro parziale e quindi una crescita dell’occupazione femminile, l’Italia ha ancora tassi di impiego part time notevolmente sotto la media europea.
Leggendo questi dati non si direbbe che l’Italia sia una Repubblica fondata sul lavoro. L’introduzione della nuova riforma del lavoro, prevista a breve in Italia, dovrebbe ridare ai giovani quel diritto che oramai sembra si stia perdendo. Il lavoro è infatti un principio fondamentale e addirittura fondante (art. 1) della Costituzione della Repubblica Italiana.
Il Ministro del Lavoro Elsa Fornero ha promesso, dopo gli ultimi dati Eurostat sui bassi stipendi italiani rispetto alla media europea, una riforma che riporta i capitali in Italia. L’ultima ricerca svolta da Eurostat ha evidenziato che le retribuzioni italiane sono la metà di quelle in vigore in Olanda ed in Germania. È quindi evidente che nel Belpaese sia necessaria una riforma del lavoro che aumenti l’occupazione giovanile e i salari. Il Ministro del Lavoro vuole puntare soprattutto sulla flessibilità e spiega che non si tratta solo di un criterio richiesto dall’Europa, ma è una necessitá fondamentale nell’interesse dei giovani.
La chiave del successo lavorativo dipende in parte anche dalla scelta consapevole dell’indirizzo di studio più consono alle proprie inclinazioni. Fattore decisivo risulta essere però anche lo sbocco in termini occupazionali e il guadagno percepito a distanza dal conseguimento della laurea.

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In questo senso Almalaurea s’impegna da tempo a fornire un quadro quanto più esaustivo rispetto la situazione dei singoli atenei italiani, con relativi dati percentuali sulla sorte dei loro ex studenti. Il prossimo otto marzo alla Sapienza sarà presentato il nuovo report sulla situazione universitaria italiana, che andrà a confermare o smentire le tendenze degli anni passati.
In linea di massima infatti il tasso di disoccupazione più alto spetta alla facoltà di Lingue con percentuali che vanno dal 15,8 al 16,7%. Anche Conservazione dei Beni culturali sembra offrire pochi sbocchi reali nell’economia odierna con un tasso di disoccupazione che arriva al 15,2%, seguita da Lettere e Filosofia con il 14,9%. I medici trovano il posto di lavoro con maggiore facilità tra tutti i laureati italiani con un tasso di disoccupazione molto basso, il 2%. Segue la Scuola superiore d’interpreti con il 2,5%, Farmacia con il 2,7%, Ingegneria con il 2,9% e Architettura con il 4,8%.
La classifica sembra trovare conferma anche in quelli che sono gli stipendi dei laureati nelle diverse discipline; i medici guadagnano dopo cinque anni dalla laurea sopra i 2000 euro, gli ingegneri sopra i 16000 euro, i farmacisti sopra i 1400 euro. Per i fortunati che hanno conseguito la laurea in Lingue e che hanno trovato lavoro, principalmente nel settore dell’istruzione o del commercio, lo stipendio sarà sopra i 1500 euro.
Sono dati che fotografano il collocamento dei laureati nel mercato del lavoro italiano che, nonostante i venti di crisi, lascia intravedere una ripresa delle assunzioni nel settore della finanza e dell’industria.
Una forma antichissima di contratto di lavoro sembra voler tornare in auge nel prossimo futuro; parliamo del contratto di apprendistato. Dal Medioevo ad oggi infatti i giovani apprendisti hanno sempre lavorato nelle aziende che offrivano questo tipo di assunzione, oggi si riparte proprio dall’apprendistato come forma di lavoro qualificante e meno precaria tra tutti i contratti di lavoro a tempo determinato.

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I concetti di base del contratto di apprendistato partono dal fatto che esso debba assicurare al giovane un periodo di formazione adeguato con una retribuzione ridotta rispetto a quella degli assunti più qualificati. I vantaggi per le aziende che scelgono di assumere come apprendisti i giovani e i meno giovani sono di carattere fiscale, possono comunque licenziare senza gli stessi vincoli giuridici che avrebbero con un assunto indeterminato e ricevono contributi nel caso vogliano assumerlo in pianta stabile.
Stando ai dati i giovani che sono passati da apprendisti a impiegati veri e propri sembrano confermare che l’apprendistato sia la porta d’ingresso più sicura alla volta del posto fisso. Secondo le cifre comunicate dal rapporto Isfol infatti nel 2010 gli apprendisti che sono passati a contratti a tempo indeterminato sono aumentati del ben 12%, nonostante la crisi. Nel Nord l’11,7% in più, nel Centro il 19,6% in più e nelle Regioni meridionali il 5,4%.
Per il momento la maggior parte degli sbocchi dei contratti di apprendistato riguarda quelle aziende a carattere artigianale, anche se si piazza molto bene il settore del commercio. Sono le ragazze a primeggiare nella classifica degli apprendisti che si vedono trasformare il contratto determinato in indeterminato e maggiori chances le avranno anche gli ultracinquantenni, per i quali sarà possibile reintegrarsi nel mondo del lavoro, grazie a questo tipo di contratto.
