La chiave del successo lavorativo dipende in parte anche dalla scelta consapevole dell’indirizzo di studio più consono alle proprie inclinazioni. Fattore decisivo risulta essere però anche lo sbocco in termini occupazionali e il guadagno percepito a distanza dal conseguimento della laurea.

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In questo senso Almalaurea s’impegna da tempo a fornire un quadro quanto più esaustivo rispetto la situazione dei singoli atenei italiani, con relativi dati percentuali sulla sorte dei loro ex studenti. Il prossimo otto marzo alla Sapienza sarà presentato il nuovo report sulla situazione universitaria italiana, che andrà a confermare o smentire le tendenze degli anni passati.
In linea di massima infatti il tasso di disoccupazione più alto spetta alla facoltà di Lingue con percentuali che vanno dal 15,8 al 16,7%. Anche Conservazione dei Beni culturali sembra offrire pochi sbocchi reali nell’economia odierna con un tasso di disoccupazione che arriva al 15,2%, seguita da Lettere e Filosofia con il 14,9%. I medici trovano il posto di lavoro con maggiore facilità tra tutti i laureati italiani con un tasso di disoccupazione molto basso, il 2%. Segue la Scuola superiore d’interpreti con il 2,5%, Farmacia con il 2,7%, Ingegneria con il 2,9% e Architettura con il 4,8%.
La classifica sembra trovare conferma anche in quelli che sono gli stipendi dei laureati nelle diverse discipline; i medici guadagnano dopo cinque anni dalla laurea sopra i 2000 euro, gli ingegneri sopra i 16000 euro, i farmacisti sopra i 1400 euro. Per i fortunati che hanno conseguito la laurea in Lingue e che hanno trovato lavoro, principalmente nel settore dell’istruzione o del commercio, lo stipendio sarà sopra i 1500 euro.
Sono dati che fotografano il collocamento dei laureati nel mercato del lavoro italiano che, nonostante i venti di crisi, lascia intravedere una ripresa delle assunzioni nel settore della finanza e dell’industria.
