
Qualche mese fa vi abbiamo parlato della tendenza all’aumento del consumo di alcol tra giovani e giovanissimi. L’ultima follia, il limite estremo di tale comportamento, si chiama “drunkoressia” e unisce al consumo smodato di alcol le stesse caratteristiche dell’anoressia, disturbo alimentare che vede nel dimagrimento estremo lo strumento per soddisfare il proprio impulso al controllo su di sé e sul proprio corpo. Un incontro fatale tra due compulsioni già terribili prese singolarmente. La drunkoressia colpisce soprattutto le ragazze più giovani. L’insicurezza tipica dell’adolescenza le spinge a devastarsi con mix di alcolici e superalcolici nei locali,...
Le statistiche sui giovanissimi e sulle loro abitudini riempiono pagine di quotidiani e riviste, riportando l’attenzione sui pericoli che incorrono e sulle loro insoddisfazioni. Tipico dell’età giovanile è logicamente la voglia di sperimentare, legata spesso a una valutazione dei rischi più bassa rispetto a quella degli adulti. Non cambiano neanche le dinamiche che s’innescano tra gruppi di adolescenti o pre-adolescenti.

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Secondo uno studio condotto dall’Osservatorio epidemiologico sulle dipendenze patologiche dell’Ausl di Bologna e condotto nelle scuole della provincia, il quadro che emerge tende a sottolineare una minore propensione dei giovanissimi alle droghe e un triste aumento del consumo di alcol. 869 sono stati i giovani intervistati e di questi il 97% ha ammesso di essere stato in posti dove si consuma alcol, il 44% in ambienti dove si assumono droghe. A tredici anni solo l’1% ha già provato delle sostanze stupefacenti, a sedici la percentuale sale vertiginosamente al 34%.
Tredici anni è anche la media per il primo drink e tra gli intervistati, ragazzini tra i tredici e i sedici anni, un terzo ammette di essere molto legato all’alcol, l’8% ritiene necessario moderarsi e la stessa percentuale riguarda anche chi ha bevuto alcolici negli ultimi 30 giorni. È emerso anche che il 6% dei tredicenni abbia già consumato alcol, il 22% dei quattordicenni, il 36% dei quindicenni e la metà dei sedicenni. I dati raccolti tra l’altro non sono neanche i più allarmanti, dal momento che le medie nazionali ed europee raccontano un quadro decisamente più preoccupante.
Fatto sta che anche questa rilevazione segue la tendenza riscontrata anche altrove e che richiede quindi politiche di ascolto e d’impegno da parte delle amministrazioni locali per un supporto e un controllo maggiore.
