Cervelli in fuga

Si sente tanto parlare di cervelli in fuga, ma chi sono nello specifico questi giovani, speranza per il Paese che si recano all’estero per lavorare? L’Istat ha fotografato la situazione sui cittadini italiani residenti all’estero, ricerca che è stata presentata dal Presidente Enrico Giovannini al Senato al Comitato per le questioni degli italiani all’estero. Quello che emerge è che dal 2001 al 2010 sempre più italiani laureati si sono spostati all’estero, passando dall’8,3% al 15,9%. Più si studia, più sono alte le probabilità che il laureato poi vada via.

©panthermedia.net/fred goldstein

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Specialmente coloro i quali hanno concluso gli studi in ambito scientifico sono più propensi agli spostamenti, circa il 3,7%, quelli che hanno studiato discipline umanistiche o politico-sociali sono il 2,3%, chi ha fatto economia espatria nello 2,1% dei casi, i medici nello 0,5% e chi ha studiato giurisprudenza nello 0,7%. La provenienza dei laureati che si spostano all’estero é settentrionale, costituendo il 2,5% del totale, dal centro si sposta il 2,1%, mentre dal Sud 1,6 %. Il campione indagato é stato quello dei laureati nel 2007 che nel 2011 vivono e lavorano all’estero, le mete preferite sono il Regno Unito, la Spagna, la Francia, la Germania e la Svizzera. Gli Stati Uniti sono il Paese in cui si emigra maggiormente al di fuori dai confini europei.

Chi lavora all’estero é più impegnato rispetto a chi è rimasto in Italia in lavori alle dipendenze e continuativi e più della metà ricopre ruoli ad alta specializzazione. Anche da un punto di vista economico le prospettive sono migliori e chi lavora a tempo pieno in maniera continuativa guadagna in media circa 540 euro in più. E le migliori prospettive lavorative sono state la motivazione che ha spinto il 64% dei laureati a spostarsi all’estero.

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